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Michela "............Grazie, Grazie Grazie per avermi evitato il trauma inenarrabile"

Gentile professor Santanelli, e tutti quelli che cito in questa lettera,

è passato un anno da quando ho avuto bisogno del vostro aiuto, e ci vuole un po’ di tempo per metabolizzare quanto mi è accaduto.
Vi scrivo ora, a mente più fredda, per ringraziare lei e tutti quelli che mi hanno accompagnata in questo difficile e insidioso percorso.
Ringrazio Iddio di essere stata curata al sant’Andrea, nella prima fase della diagnosi della malattia e nella fase della recidiva, quando si è dovuto affrontare la questione dell’estensione del male e della “ricostruzione” più ampia.
In quei momenti si è completamente in balia di tutto, offuscate come se fossimo affogate nella nebbia; anche se lotti e apparentemente sei determinata, le energie non bastano per conservarti lucida su tutto. Incontrare le persone giuste che sappiano fare le cose al meglio è una benedizione di cui rendere grazie a Dio.
Ci siamo incontrati a causa di una recidiva dopo una quadrantectomia già subita (sempre al Sant’Andrea, ed eseguita in modo eccellente) per altro per un tumore di piccole dimensioni, quindi in occasione di un brutto risveglio dalla speranza che quanto di doloroso già affrontato fosse alle spalle, con il senso di sconcerto di aver fallito in qualche cosa.
Nonostante io sia una combattente nata, il senso di confusione e smarrimento quasi soffocavano la forza necessaria al compito di tornare in battaglia. Ma come ogni vero combattente anch’io mi sono meritata la mia buona stella, che è stata appunto arrivare al sant’Andrea dove c’è una Breast Unit davvero completa e dove lei porta avanti una proposta di ricostruzione ampia, non limitata alle protesi.
Grazie, Grazie Grazie per avermi evitato il trauma inenarrabile di uscire dalla sala operatoria amputata: con la tecnica del DIEP sono uscita con due seni “nuovi” e “miei”, tutti con mio tessuto e senza protesi. Io so che, davanti all’assoluta necessità, sarei stata capace di affrontare il peggio, ma con quanto dolore ancora, con quali effetti a lungo termine nella mia mente, anima, e quindi sulla mia salute? Lei mi ha risparmiato questo calvario, Grazie. Senza dire che per tutta la vita avrei dovuto convivere con un corpo estraneo, che si sposta, che s’incista, che resta finto, che si fa sempre sentire. Vorrei che anche altre donne non dovessero patire tanto.
Abbiamo trascorso insieme 8 ore in sala operatoria, per un’operazione bilaterale (ero terrorizzata, ma andava fatto) – una vera sfida per tutti voi e per me, e per mio marito in attesa: fianco a fianco, come opliti sulla piana di Maratona.
Come ogni donna e paziente in questa situazione, io ero completamente all’oscuro di cosa offrisse la chirurgia avanzata in fatto di ricostruzione. Non immaginavo assolutamente che esistesse una pratica chirurgica come il DIEP. L’unica opzione conosciuta erano le protesi, culturalmente presentate nell’ambiguità delle protesi estetiche e sponsorizzate senza evidenziare le continue complicazioni e artificiosità che poi ti accompagnano per tutta la vita.
In Finlandia il 90% delle ricostruzioni post mastectomia sono fatte con il DIEP, per richiesta delle pazienti e a fronte della preparazione adeguata dei chirurghi; me lo ha detto in un’intervista informale (dopo tutto sono una giornalista…) la dr.sa Sinikka Suominen chirurgo plastico-ricostruttivo e professore associato alla clinica universitaria di Helsinki. In Finlandia, in una cultura meno maschilista, emancipata dal complesso freudiano delle accoglienti “supertette”, in cui le donne non sono giudicate né si giudicano in primis per il loro corpo e con un maggior legame a una coscienza naturalistica, ebbene in Finlandia le donne rifiutano le protesi. E’ doveroso per chi si occupa di cancro al seno far conoscere queste cose ai cittadini.
Per fortuna delle donne italiane, prof Santanelli, lei ha scelto la via professionale più d’avanguardia e più difficile.
Io non sono una paziente facile, né una cittadina accomodante: quando si tratta di cose fondamentali della qualità dell’esistenza, mia come di altri, non mi fermo davanti a ruoli e titoli e pretendo da me e dagli altri solo la sostanza e l’onestà. Questo rende certamente il rapporto più impegnativo, ma seleziona chi ha sostanza da chi ha solo ruolo. Do atto a lei e a tutto lo staff del sant’Andrea di avere sostenuto una simile relazione medico-paziente; non è stato facile, ma lei aveva sostanza ed io mi sono affidata.
Infine torno a ringraziare di cuore il prof Amanti e il suo staff, dr. Maggi e dr. Lombardi, e lei, prof Santanelli, per le sua scelta professionale, e i suoi chirurghi che la seguono su questa strada – il dr. Paolini, che mi ha operata con lei, il dr. Renzi e il dr. Longo – e per avermi messa nelle condizioni migliori per ritrovare la mia forza e (Dio non voglia) continuare a lottare.
Vi saluto tutti con l’affetto di un commilitone e senza rimpianti.

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Redazione Barbara Fabiani